Ecco dunque che abbiamo evidenziato come una strategia di marketing dovrebbe contemplare attività che abbiano come obbiettivo ultimo la soddisfazione del cliente, la completa soddisfazione del cliente, dato che un cliente soddisfatto
ritorna e compra di nuovo, oltre al fatto che ci farà pubblicità con il passa parola trasmettendo (gratuitamente) il suo entusiasmo dei prodotto e del marchio.
La Brand Awareness quindi è la consapevolezza del marchio, il primo step del funnel di vendita, come lo definisce wikipedia, cioè l’ipotetico e schematico imbuto con cui possiamo rappresentare e stilizzare una processo di vendita di un bene o servizio. E’ solitamente rappresentata a forma di imbuto perché la prima fase che dipende dall’azione di marketing, è graficamente rappresentata come molto larga, visto che va ad interessare e coinvolgere molte persone, che verranno a conoscenza del messaggio pubblicitario, mentre procedendo nelle azioni successive alla divulgazione della conoscenza del marchio o del prodotto specifico, si andrà a coinvolgere (purtroppo, ma è fisiologico), sempre meno utenti, fino ad arrivare ad una percentuale di quanti inizialmente contattati, che si riuscirà a portare all’atto sperato: l’acquisto.
Quindi se la conoscenza del marchio costituisce il primo step del funel di vendita, ed è marketing allo stato puro, è però anche ed strettamente e direttamente legata al secondo ed al terzo step (Interest, e poi Desire o Consideration), quindi all’interesse dell’utente nei confronti del brand, ed alla considerazione, la stima che bisogna coltivare nel tempo e con continuità di presenza, in modo da arrivare così ad invogliarlo e convincerlo fino a suscitare poi il desiderio, o la necessità di possedere il bene o servizio in questione, chiudendo così la fase della vendita, che costituisce l’obbiettivo della strategia di marketing.
Se però tempo addietro erano le aziende che influenzavano principalmente le mode pilotando così con le loro campagne pubblicitarie i desideri degli utenti, oggi abbiamo visto che non è più così, dato che c’è una netta tendenza a condizionare le mode da parte di più o meno affermati influencers, persone che spesso si sono trovate a raggiungere una condizione di grande seguito e diffusione a macchia d’olio perché così funzione in rete, soprattutto per quei messaggi virali, utili o meno, veri o no, intelligenti o stupidi che siano, ma che si diffondono con una velocità spaventosa coinvolgendo centinaia, migliaia, fino a milioni di persone, solo magari perché suscitano curiosità nel pubblico.
Tali “influenzatori”, arrivano quindi ad accumulare “autorevolezza” solo magari perché sono diventati famosi, dei personaggi che hanno pubblicato video molto cliccati e sono divenuti parte della cultura popolare come il tizio dei video musicali che inizialmente non conosceva nessuno e che si è trasformato da zero a mito (soprattutto per i giovanissimi) fino a venire chiamato a trasmissioni televisive di successo o come testimonial pubblicitario di brand a livello nazionale: pur non avendo in alcun modo mostrato particolari competenze o conoscenze è divenuto famoso solo per essere stato visto da tantissime persone!
Oggi si tende quindi a farsi orientare da quanto si legge in rete: cerchiamo conferme (o smentite) online, sui social, nei blog ed in tutte quelle informazioni che possiamo trovare nel web legate alla conoscenza che hanno già acquisito altri utenti in relazione al prodotto o servizio che vorremmo acquistare. Insomma c’è una netta tendenza ad essere maggiormente responsabili nelle proprie azioni di scelta ed acquisto ed una minore propensione a dare per scontato quello che ci trasmettono i messaggi pubblicitari nonché a dare per oro colato quanto le aziende ci comunicano, cercando invece tutti i possibili riscontri per approfondire le conoscenze dell’oggetto anche in relazioni alle precedenti esperienze, alle opinioni ed alle recensioni degli altri utenti.
Quindi per concludere, il lavoro più grande di chi si occupa di Web Marketing, SEO, e Social Media management, è quello di entrare a far parte di queste community di utenti, di relazionarsi con essi tramite i social, i blog, i siti aziendali, i servizi di customer care. Gestire e capire gli andamenti del mercato e del web facendo in modo che il brand sia sempre molto visibile, ottimizzandone ad esempio i siti per le ricerche online, o tramite campagne pubblicitarie mirate, dando agli utenti continue ed utili informazioni, supporto, trasmettendo autorevolezza e competenza, in modo che i da semplici e passivi, i dapprima ignoti spettatori, diventino prima conoscitori ed estimatori del brand, quindi sostenitori, fans, followers e possibili acquirenti, che apprezzando mano a mano contenuti e serietà aziendale si trasformino poi in clienti affezionati. Quanti più, e per un tempo il più lungo possibile.
Lukesk 2020
