Ogni titolare di azienda ricopre il fondamentale ruolo di imprenditore della propria impresa e deve necessariamente anche essere imprenditore di se stesso: cosa significa questo? Vuol dire che ognuno deve essere in grado di saper gestire non solo il proprio bilancio familiare, ma anche la propria attività in quanto responsabile dell’impresa. E quello che risulta molto difficile è proprio il riuscire a discernere e tenere separate le due entità, quella personale e quella aziendale in modo netto, gestendole entrambe in via autonoma senza mai permettere che confluiscano o si sovrappongano, facendo prevalere magari come più logico e probabile, l’interesse della sfera privata su quello aziendale. Cosa che purtroppo avviene molto di frequente.
E’ molto probabile (almeno così mi auguro) che da titolari di impresa dovremmo riuscire ad avere un discreto polso in relazione alla situazione economica e contabile della nostra azienda, quindi dovremmo essere abbastanza consci del fabbisogno finanziario almeno nell’immediato. Sarebbe meglio avere anche una panoramica almeno riguardo al medio periodo, ma già avere la consapevolezza di quanti soldi ci sono nel cassetto, quanti potremmo incassarne e quanti dobbiamo spenderne entro poco è una buona cosa. Purtroppo sono pochi in realtà i piccoli imprenditori, realtà soprattutto del mondo artigiano, ad avere queste certezze. Moltissimi effettivamente navigano a vista, altri nemmeno quello… e quindi non avendo preparato alcun piano di budget per le spese, né proiezione economica per valutare le previsioni di incasso, si limitano ad una gestione amministrativa legata al buon senso, alla diligenza che il codice civile spesso abbina a quella del buon padre di famiglia, definizione che nella maggior parte dei casi, non ha alcun senso né reale applicazione pratica, dato che il bravo genitore sarà magari giudizioso e responsabile nelle sue scelte, ma non è detto che sappia fare i conti per bene e questa non può essere una colpa.
Altri pensano di avere “fiuto” negli affari, molti si comportano e scelgono in modo del tutto emotivo spinti solo dall’estro del momento. Spesso molti si lasciano influenzare da quello che sentono in giro o gli raccomandano i mai mancanti esperti in materia: prendendo per oro colato quello che gli dicono senza tuttavia avere la capacità nè l’intelligenza di valutare, di discernere il buono dal cattivo, la dritta dalla panzana, il buon consiglio dalla leggenda metropolitana. Alcuni semplicemente si fanno trasportare dalla corrente senza tuttavia imporre alcun orientamento o reazione a quello che gli offre la quotidianità del loro lavoro e del mercato: se le cose andranno male non sarà perché non si sono affatto applicati bensì perché c’è crisi e c’è poco lavoro per tutti! Pochi sono quelli che azzardano una politica attiva e magari aggressiva di marketing, di vendita, di immagine. Questi sono probabilmente quelli che sapranno cavalcare la cresta dell’onda di un mercato sempre più competitivo e complesso in cui la sopravvivenza è quotidianamente a rischio. Non è solo la concorrenza, la guerra dei prezzi (che poi è la più facile arma ed allo stesso tempo la peggior scelta di marketing da poter mettere in atto), la capacità di conquistarsi una fetta di clientela e mantenerla, ma anche una lotta impari in termini di burocrazia, di normative sempre più complesse, di imposizioni tributarie, previdenziali, contabili e fiscali che strangolano il piccolo imprenditore in una morsa.
Ma in realtà conosciamo esattamente qual sia il fabbisogno economico di cui necessitiamo mese per mese?
Lukesk 2020
