Equity crowdfunding e Startup: il reperimento fondi per un’attività avviata ex-novo, costituisce una problematica importante per tanti giovani imprenditori che mettono in piedi la propria nuova azienda, che potrebbe essere una start-up innovativa, tecnologica o di altro genere. Per giovane intendo non necessariamente d’età ma soprattutto nel senso di fresco, di primo approccio all’imprenditoria e quindi alle prime esperienze.
Non è detto che sia per forza di cose così: infatti chi apre una nuova attività non necessariamente ricopre anche il ruolo di neo imprenditore: si potrebbe essere stati già imprenditori navigati o comunque avere alle spalle una certa esperienza di gestione aziendale e magari aver cambiato settore, oppure avere aperto una nuova attività dopo un periodo di fermo o di chiusura dovuta ad esigenze economiche, personali, finanziarie o altro.
A noi però in questa sede, interessa soprattutto analizzare la condizione in cui mediamente si trova una start-up al primo approccio sui mercati. Rispetto al passato, soprattutto nei settori più all’avanguardia dell’informatica e delle tecnologie, oggi c’è una discreta tendenza per chi apre un’azienda nuova, a prepararsi prima, a documentarsi, a predisporre dei piani e stabilire con precisione i budget necessari, in modo da stilare un valido business-plan iniziale. Lo scopo è quello di pianificare con la massima precisione possibile, quelli che saranno i costi di avviamento e sviluppo per la nuova attività, e se serve, reperire i fondi necessari quantomeno per permetterci di partire con slancio.
Oggi come validissima fonte alternativa, si possono utilizzare tools online anche di tipo avanzato come ad esempio il Crowdfunding, o finanziamento partecipativo, che permette di condividere i propri progetti con investitori anche geograficamente molto lontani, i quali, se interessati al prodotto, al servizio o all’idea, potrebbero contribuire finanziariamente a vario titolo semplicemente investendo nella nostra azienda, consentendoci così di raccogliere le risorse necessarie a coprire i costi di avviamento del progetto. In pratica come funziona? Si tratta semplificando, di rendere pubblico il nostro progetto, chiedendo soldi da investire in cambio di una partecipazione aziendale (Equity Crowdfunding): contando sulla enorme diffusione che potrà avere la divulgazione del nostro messaggio in rete, avremo un potenziale di pubblico quasi infinito e molto eterogeneo. Dal momento che la nostra richiesta di fondi non sarà affatto circoscritta alla zona geografica, nè al ceto o al canale abitualmente di appartenenza, ma che anzi potrà, grazie alla divulgazione universale consentita dal web, di raggiungere teoricamente ogni parte del globo ed ogni suo abitante, se online, interessato ad investire. La differenza la farà il coinvolgimento che riusciremo a suscitare negli interlocutori, tramite la bontà, la solidità o l’originalità del progetto.
Il Crowdfunding tradizionale potrebbe garantire in contropartita altri tipi di agevolazioni per gli investitori, per esempio l’ottenimento dei beni prodotti o dei servizi in anteprima ed a prezzo agevolato, scontato o di costo. Tramite l’utilizzo dell’Equity Crowdfounding, si permette all’investitore di ottenere in cambio di soldi, una partecipazione aziendale. E’ come se si acquistassero quote societarie, ciò permette a chi interessato, di prendere parte attivamente nelle operazioni amministrative e patrimoniali. L’Italia è stata tra le prime nazioni che hanno inquadrato e disciplinato con specifiche normative le forme di reperimento dei capitali online, regolamentate anche grazie alla delibera Consob 18592/2013.
Le piattaforme autorizzate per esercitare questa particolare forma di finanziamento in Italia sono solo 22, ed è la Consob (Commissione nazionale per le Società e la Borsa), l’autorità nazionale che vigila sulla regolarità dei mercati finanziari compresa ovviamente la regolamentazione di questa attività reperimento fondi. I vantaggi nell’utilizzare questi strumenti sono evidenti: anche piccole e medie imprese possono accedere a finanziamenti anche di molto superiori alle somme che avrebbero forse racimolato presso i canali tradizionali soprattutto ricorrendo all’indebitamento, e qui non conta avere conoscenze o essere solvibili per ottenere capitali: saranno la qualità del progetto e la bontà del business-plan che andranno a stimolare gli investitori a partecipare attivamente contribuendo così a finanziare la nostra azienda. Qui avremo finalmente un riconoscimento reale dei meriti, mentre le banche, se e quando ci faranno credito sarà di solito a fronte di garanzie economico patrimoniali o finanziarie da prestare. E’ fatta salva la possibilità di accedere a fondi di finanziamento europei, nazionali o regionali, POR FESR che potrebbero anche essere a fondo perduto o comunque a tassi estremamente agevolati, ma di solito sono fondi mirati e vanno a copertura di specifici progetti. Oppure nel periodo di validità, sono indirizzati al finanziamento di determinati soggetti (per esempio start-up innovative, imprenditoria femminile, risparmio energetico), o legati a determinate azioni da compiere (investimenti tecnologici, innovazioni ed uso di energie rinnovabili ad esempio) e quindi non è detto che la nostra azienda abbia i requisiti per potervi accedere.
I rischi del Crowdfunding sono soprattutto per gli investitori, in quanto potrebbero perdere i loro capitali in tutto o in parte, dal momento che non è poi garantito che l’azienda riuscirà a mantenere le aspettative create col progetto iniziale. Oppure potrebbe accadere che per molteplici motivi, non si riesca a portare a termine in modo soddisfacente le attività prefissate per cui sono state stanziate le risorse in questione. C’è anche da dire in tal senso, che è vero che il mercato è controllato e regolamentato dalla Consob, che vigila affinché non vi siano infrazioni ai regolamenti ed in modo che vengano tutelate le parti e che ogni operazione si svolga con la massima trasparenza e correttezza, ma è altrettanto vero che questo ente controlla le operazioni che avvengono attraverso le piattaforme autorizzate, ma la sua attività non ha alcun impatto nè ingerenza o controllo su bontà e validità dei business-plans, dei progetti presentati dalle aziende, né sulla loro solidità ed affidabilità.
Lukesk 2020
