Mettersi in proprio tra difficoltà e problematiche

Mettersi in proprio: i titolari d’azienda che abbiano la consapevolezza di ricoprire anche il ruolo di imprenditore e che lo sappiano fare bene sono purtroppo pochi, soprattutto nel mondo dell’artigianato e nei servizi del settore professionale. Nel terziario e nel commercio di solito si sanno fare un po’ meglio i conti ma questo non sempre corrisponde al fatto di saper gestire l’azienda in modo corretto, visto che poi le decisioni da prendere e le scelte da fare sono tante ed aumentano con l’aumentare delle responsabilità e degli impegni. C’è il reperimento dei fondi che può significare il difficile barcamenarsi tra poche ed a volte non a buon mercato scelte, ma c’è anche da occuparsi della produzione, del magazzino, del personale, della rete vendita, del marketing, tanto per citarne alcuni. E’ ovvio che più si espande l’impresa e maggiori saranno i gravami sul titolare, le complicazioni, le attività da gestire. Chiaramente il piccolo imprenditore ha meno problemi e meno preoccupazioni di uno di aziende più strutturate, ma vi posso garantire che questi rappresentano già un bel carico per chi parte con l’idea (e sono la maggior parte) di aprirsi il proprio negozio, laboratorio o “aziendina”, lavorando così per se stessi. Molti di questi, provenendo da un lavoro dipendente, hanno deciso di fare il passo e di mettersi in proprio e sicuramente ne saranno più che soddisfatti anche se poi il fatto di aver successo o meno, dipenderà sempre da tanti fattori. Probabilmente guadagneranno molto più di prima, almeno all’apparenza, salvo presto rendersi conto che spese, impegni, responsabilità ed oneri non li abbandoneranno una volta finito il turno di lavoro, che sarà necessariamente molto più gravoso e lungo di quando erano dipendenti con tante limitazioni legate al fatto che avendo la propria attività se non si lavora non si guadagna.

In fondo la dimensione aziendale potrebbe essere solo uno dei possibili motivi per cui l’imprenditore avrà pensieri e preoccupazioni, visto che ci sono molti altri aspetti che complicano la vita anche della piccola attività in modo esponenziale, come ad esempio la gestione su mercati esteri, o una vasta pletora di servizi o prodotti proposti che potrebbe abbracciare più settori o più categorie di possibili clienti e quindi richiedere strategie di marketing e di vendita differenziate tra loro.  Questi potrebbero esser casi limite, d’accordo ma come non parlare quantomeno di un’infarinatura di base di contabilità che ogni imprenditore dovrebbe avere, o del minimo di conoscenza sulle maggiori normative fiscali e previdenziali? C’è il commercialista per questo direte voi, ma non è mica sempre lì pronto ad intervenire, considerando anche che consigli e consulenze, vengano accettati e prontamente messi in pratica, cosa per nulla scontata. Le decisioni vanno prese al momento e solo chi ha un minimo di polso della situazione e le idee abbastanza chiare al proposito può permettersi di agire senza prendere cantonate. Cosa dire poi di quelle normative specifiche relative al settore d’attività, o di quelle amministrative per le competenze ed i rischi tipo Haccp, sicurezza sul lavoro e così via?

Bisogna purtroppo quindi non solo sapere fare bene il proprio lavoro, ma anche sapere un po’ di tutto quello che servirà e mettere in preventivo il fatto che tutti questi adempimenti ed impegni extra porteranno inevitabilmente via tanto tempo e tante risorse oltre a quello richiesto dell’attività, portando ulteriori pensieri e preoccupazioni.

Quindi sostanzialmente bisogna prepararsi ad essere o diventare presto imprenditori di se stessi e della propria azienda. Capire quindi che bisogna prima sapersi gestire bene per poter riuscire poi a gestire anche la propria attività.

Intanto accenniamo al fatto che è molto difficile e sconsigliato in quanto economicamente scorretto, fare i conti “per cassa” tenendo quindi in considerazione quanti soldi abbiamo nel cassetto o in banca per procedere con gli acquisti o gli investimenti aziendali, dato che impegni ed imprevisti potrebbero essere maggiori del pianificato, quindi le riserve da accantonare o le spese straordinarie da mettere in previsione devono necessariamente essere proporzionate al volume di affari ed ai legami di responsabilità che ha l’impresa. Più ha dipendenti, impegni di produzione, collaboratori e mercati da seguire e più la prudenza e la responsabilità devono crescere nelle stime, nelle proiezioni, negli accantonamenti, in quanto eventuali errori possono essere pagati a caro prezzo e coinvolgere una moltitudine di persone.

Poi è indispensabile soprattutto per le piccole realtà mantenere le esigenze economiche ed i conti personali ed aziendali separati. Se siamo consapevoli di questo e riusciremo a mantenere ed a far convivere in autonomia le due sfere d’azione siamo già un bel passo avanti.

Impossibile diranno alcuni, dato che nella maggior parte dei casi il titolare soprattutto di ditte individuali e piccole società è la persona fisica stessa e quindi gli interessi personali ed aziendali fanno capo ad un’unica entità, e dal momento che con questa mentalità la scelta prevalente è quella di pensare che “l’azienda è la mia ed io sono la mia azienda” si tenderà a non distinguere le due competenze, cosa molto difficile peraltro in quanto gli interessi finali coincidono, e questo potrebbe portare in molte occasioni a fare scelte sbagliate basandosi non sul calcolo di convenienza imprenditoriale e quindi quello che effettivamente sarà utile all’azienda, ma sul quello utilitaristico personale (così ci guadagno, questo non mi conviene ecc.).

Nulla di più sbagliato.

Lukesk 2021

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