Stimolare le necessità latenti

L’uso ottimizzato dei Social e dei canali web, magari tramite campagne a pagamento con Google Adwords, Facebook o Instagram, tanto per citare alcuni validissimi strumenti, possono portare ottimi risultati nello stimolo delle necessità latenti, anche perché tramite i tools ed i filtri a disposizione, è possibile accedere ad un pubblico che in qualche modo può aver già manifestato interesse per il settore che rappresentiamo.E’ possibile quindi cercare di attirare l’attenzione sul nostro brand inviando loro una proposta pubblicitaria, cercando però di rispettare delle ben precise regole “d’ingaggio” per evitare l’aggressione commerciale. Cosa purtroppo che spesso non è affatto tenuta in considerazione e che moltissimi responsabili del marketing e direttori vendite continuano invece a mettere in pratica ignari o indifferenti ai risultati più negativi che positivi che ottengono con le loro campagne ottenendo l’effetto contrario. Anziché attirare l’attenzione, così agendo, si indispettisce l’utente e lo si fà scappar via lasciandogli oltretutto una brutta impressione sull’azienda. Stesso discorso vale per il mailing a tappeto (spam), per le televendite e le martellanti attività di promozione telefonica che ormai quotidianamente ci assillano tentando di venderci qualsiasi cosa. Credo che gli utenti siano talmente stufi di ricevere ormai svariate chiamate al giorno che gli propongono di tutto. Ritengo che siano così indispettiti che anche nei confronti di quel prodotto o servizio tra i tanti che magari potrebbe pure interessargli, ormai rispondano in modo quasi automatico che la cosa non gli interessa per tagliare corto. Di certo penso che alla fine applicando queste “strategie di marketing” assolutamente anacronistiche, i risultati siano scarsissimi ed inadeguati rispetto alle aspettative ed agli investimenti.

Puntare invece su una campagna promozionale che inizialmente attiri giusto l’attenzione degli utenti, dandoci modo di verificare tramite feedback e risultati parziali (come tempi di visione di un video ad esempio o di “sosta” utenti in una determinata pagina del sito), se e quanti hanno apprezzato il messaggio, permettendoci così di fare ulteriori e scremature restringendo il range dei filtri applicati nella selezione degli utenti a cui inviare il messaggio promozionale, ritengo sia la scelta più sensata di un web marketer. Ovviamente risultati ancora più soddisfacenti sono quelli diretti che ci indicheranno con maggior cura quanti e quali fasce d’utenti l’hanno apprezzato, identificandoli come tipologia utente per sesso, fascia età, interessi comuni, luogo di provenienza ed altro. Per chi avesse ad esempio cliccato sul link o su un pulsante (di solito chiamato sulle campagne promozionali call to action), che da un messaggio pubblicitario li rimandi ad un sito specifico, su una pagina di approfondimento, una scheda tecnica, un articolo che analizzi il prodotto; ci si aspetta che in questa prima fase non si richiederà all’utente ancora un’azione di acquisto, salvo casi particolari di promo per sconti o occasioni speciali tipo Black Friday o altro, bensì portarlo ad avere o richiedere maggiori informazioni, quindi saranno molto più indicati rimandi che contengano un “contattaci” o uno “scopri di più”, piuttosto che un “compra subito” o “procedi all’acquisto”.

Ricordiamoci del funnel di vendita, l’immagine dell’imbuto con cui vengono rappresentati graficamente gli aspetti e gli step del processo di vendita. Qui siamo nella prima parte, quella molto larga in quanto è in questa prima fase di ricerca del cliente che l’azienda tende il più possibile ad estendere i confini della conoscenza del marchio, cercando di coinvolgere più utenti possibili, allargando così la panoramica degli interessati ad approfondire la conoscenza del brand stesso. Ci troviamo in piena fase “esplorativa” dello stimolo dei fabbisogni latenti dell’utenza, quindi potrebbe essere necessario applicare pochissimi filtri nella selezione dei possibili contatti a cui inviare il messaggio promozionale tramite ad esempio una campagna a pagamento Facebook ADS o Google ADWords, lasciando molto ampio il ventaglio iniziale dei destinatari, per poi restringerlo mano a mano, applicando le selezioni relative ai riscontri ottenuti.

Lukesk 2020

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