Riconosciamoli per gestirli
Ogni azienda avrà prima o poi bisogno di strutture, macchinari, veicoli, attrezzature, locali, con esigenze di investimenti che variano in base alle differenti necessità. Ma se verranno acquistati, dobbiamo distinguerli dagli altri costi, dato che, avendo valenza per più esercizi, vengono gestiti in modo diverso rispetto alle spese di competenza annuale che quindi verranno contabilizzate nell’esercizio in cui sono stati sostenute (se ordinaria), o pagate per imprese e professionisti in regime semplificato. Invece, tutte quelle relative ai beni pluriennali ed agli oneri che hanno una vita utile di più anni, rientrano nella tipologia dei costi capitalizzati o costi pluriennali, e vengono ammortizzate imputando a ciascun esercizio solo un quota parte dell’esborso ottenuta ripartendo in più esercizi e di solito in parti uguali, le spese relative a: beni materiali (come i mobili, gli immobili, le attrezzature i veicoli, gli impianti) o immateriali (software, brevetti e marchi, licenze e concessioni ad esempio). E’ anche probabile che ad un certo punto per i successivi step di crescita e pianificazione di investimenti le necessità di tali investimenti si evolveranno ulteriormente, ed ovviamente anche questi costi rientreranno nella medesime categorie sopracitate.
A fine esercizio verranno quindi accantonate le quote di ammortamento relative ai beni che non vedranno esaurire la loro utilità in azienda solamente nell’anno in cui sono entrati in funzione perché sono investimenti che hanno utilità economica per più esercizi “spalmando” per tutta la durata di vita utile o presunta tale il valore di libro del bene che si ottiene dall’importo di acquisto, produzione o ricostruzione incrementato dai costi accessori. Un macchinario per la produzione con le dovute manutenzioni ed aggiornamenti potrebbe essere produttivo e competitivo per molti anni, mentre di solito attrezzature che hanno una obsolescenza elevata come i telefonini, i computer e quanto segue il vorticoso mondo della tecnologia, per stare al passo coi tempi e risultare attuali andrebbero sostituiti più spesso, riducendone così la vita utile in azienda. Questo potrebbe valere però anche per strutture ed impianti specifici per cui cambiando una linea di produzione o passando ad altra tipologia di prodotto fosse anche per tenersi al passo con le richieste di clientela o mercati, diverrebbero inutilizzabili. Come stimare gli anni per cui almeno contabilmente parlando, il valore del bene influenzerà i bilanci e quindi per valutare la percentuale di ammortamento? Le tabelle ministeriali considerano una utilità dai 4 ai 5 anni ad esempio, con percentuali di ammortamento che corrispondono quindi al 20 ed al 25% annuo per alcune categorie di beni come prodotti informatici, telefonia mobile ed autovetture. Mobili ed arredi si attestano attorno al 10%. I valori più bassi sono di solito per i beni immobili: con un 3-4% sui fabbricati che quindi si stima andranno ammortizzati anche per 25-30anni ed oltre.
Molto spesso la vita commerciale del bene si adatterà alle scelte, ai budget ed alle necessità economiche e politiche dell’azienda, col risultato che si tenderà ad usare beni ed attrezzature finchè ciò sia possibile, estendendo di fatto il periodo utile molto più a lungo di quanto inizialmente previsto, con la conseguenza contabile che il bene risulterà al termine del periodo previsto, completamente ammortizzato e quindi avrà valore di libro pari a zero, pure se ancora in servizio. Al momento della vendita le differenze se positive rispetto al valore residuo costituiranno plusvalenze o minusvalenze se negative. Le prime andranno riprese a tassazione. Almeno teoricamente però, si potrebbe pianificare autonomamente un periodo di utilizzo attivo all’interno dell’azienda, anche molto diverso rispetto a quanto previsto dalle tabelle ministeriali in base alle proprie necessità, al mercato, all’uso ed alla successiva usura o obsolescenza dello stesso. E’ sempre possibile applicare contabilmente dei correttivi ma con le necessarie puntualizzazioni in sede di nota integrativa del bilancio annuale che dovrà giustificare gli scostamenti rispetto allo stabilito. In pratica ciò renderebbe complicato gestirli poi sia contabilmente che soprattutto fiscalmente e quindi di solito si tende a seguire i principi contabili dell’organismo italiano di contabilità (OIC) per quanto riguarda i beni materiali e quelli immateriali e quanto stabilito a livello fiscale salvo casi particolari. Quindi si applicano le quote imposte per gli ammortamenti in base alla categoria di beni così da uniformare i valori contabili a quelli fiscali. Da rammentare però per chi volesse farsi carico di doppia contabilità civilistica-fiscale per adottare diverse metodologie di ammortamento, che fiscalmente in sede di dichiarazione dei redditi le quote ammesse in detrazione saranno SOLO quelle imposte con le eventuali deroghe previste tipo quelle del super-ammortamento o dell’ammortamento anticipato, con tutte le complicazioni del caso per la sua gestione. I costi pluriennali materiali sono di solito costituiti da: fabbricati, attrezzature, impianti, mobili, macchinari, automezzi, arredi, per citarne alcuni, mentre gli immateriali dal software, dai costi di impianto, dai brevetti, dalle concessioni, da licenze e marchi, da costi di ricerca e sviluppo e dall’avviamento.
E’ il caso di spendere qualche parola in più su quest’ultimo, dal momento che spesso può rappresentare un’entità astratta e quindi non è sempre evidente ed immediata una sua quantificazione. Infatti normalmente, salvo che non sia stato incamerato direttamente mediante l’acquisto di aziende o la fusione con altre, rispetto alle altre spese pluriennali, questo è formato da un insieme di fattori che generalmente rappresentano la capacità di produrre utile. Questo “valore aggiunto” o intrinseco può essere anche molto soggettivo se legato a fattori come l’inserimento in un determinato ambiente geografico, l’affermazione sul mercato, la solidità della struttura economica aziendale, oppure può essere più tangibile grazie ad oneri sostenuti per un determinato progetto o come una volta si consideravano le spese sostenute in fase di costituzione dell’azienda o di progetto. In ogni caso deve essere quantificabile, costituito da oneri ad utilità differita che garantiscano benefici futuri. E’ l’OIC che emana i principi contabili nazionali, su cui si basa l’interpretazione autentica del lavoro dei professionisti nel settore contabile, e nell’OIC24 “Principi relativi alle immobilizzazioni immateriali”, riferendosi all’avviamento vieta espressamente la capitalizzazione dello stesso se generato internamente. Infatti in relazione a fusioni e scissioni o in caso di acquisto o fusione d’azienda, cita: “il valore dell’avviamento si determina per differenza tra il prezzo complessivo sostenuto (…) ed il valore corrente attribuito agli elementi patrimoniali attivi e passivi che vengono trasferiti”.
Riprendendo la distinzione per tipologie di costi, potremmo in tal senso equiparare gli investimenti ai costi fissi, dato che salvo l’applicazione di particolari accorgimenti contabili come gli ammortamenti straordinari in parte già citati, o nei casi particolari quali l’ammortamento alla francese che però si usa soprattutto per le rate di mutui e finanziamenti, le quote sono di solito annuali, costanti e quindi facilmente stimabili anche in proiezione per più esercizi. Sarà quindi opportuno identificare e conteggiare in modo corretto questi costi, ad esempio in sede di progettazione del nostro Business Plan. Imparare ad identificarli e gestirli correttamente ci permetterà di definire il punto di pareggio tra costi e ricavi e quindi da quando si comincia a guadagnare.
Altra distinzione tra tipologie di costi è da fare tra costi diretti e costi indiretti. E’ abbastanza evidente la natura di questi oneri: i primi sono direttamente imputabili ad una commessa, un reparto, una partita, mentre i secondi possono esserlo attribuendo una quota degli stessi in percentuale o in proporzione. Sono di solito attribuzioni più utili ad uso interno di reparto e contabile, e concorrono alla formazione del prezzo prodotto, quindi possono risultare importanti per la determinazione del costo complessivo di una commessa, in stretta relazione col prezzo di vendita e come solida base di partenza per campagne promozionali ed investimenti. Sono inoltre rilevanti per stabilire il valore di produzione o ricostruzione di un impianto che è stato progettato in economia cioè basandosi su forze ed apporti prevalentemente interni all’azienda.
Saper distinguere la natura dei costi ed avere un quadro più chiaro dei primi rudimenti dell’analisi contabile, anche se non si è esperti amministrativi, sembrerebbe a prima vista attività riservata ai professionisti. All’imprenditore medio potrebbero dire poco o nulla i risultati e solo alcuni dati potrebbero essere leggibili per i non addetti ai lavori. Invece questi valori sono utili per sondare la salute e la solidità economica e finanziaria dell’azienda, fra l’altro alcuni sono molto importanti per valutare la sua solvibilità con i rapporti tra parte immobilizzata del patrimonio e quella liquida o facilmente liquidabile. Altri indicatori rilevano la redditività del patrimonio, i margini di disponibilità. Ma ne riparleremo. L’importante è intanto riuscire a conoscere e saper gestire meglio almeno alcune tipologie di spese in modo da poterle amministrare e sfruttare a proprio vantaggio.
Lukesk 2021
